L'ansia sociale è, come dice il nome stesso, una forte paura legata a determinate situazioni sociali, che cambiano da persona a persona, naturalmente. Particolarmente temute solo le situazioni "prestazionali", cioè quelle dove siamo chiamati a rendere conto di qualcosa a qualcuno. Per esempio, un esame, o essere simpatici e divertenti a una festa. Non sempre questo qualcuno ci giudicherà effettivamente, ma basta che questo fantasma si aggiri nella nostra testa che ecco l'ansia salire alle stelle. Un altro aspetto di questo problema comportamentale è il timore che gli altri colgano i nostri segni di ansia: rossore, voce tremante, sudorazione, ...
Dovendo fare un breve elenco esemplificativo, ecco qualche paura sociale, più o meno diffusa:
Dovendo fare un breve elenco esemplificativo, ecco qualche paura sociale, più o meno diffusa:
- parlare in pubblico;
- dare un esame orale;
- partecipare a eventi come feste, cerimonie, ...
- comunicare con colleghi o superiori al lavoro;
- chiedere un appuntamento a qualcuno;
- parlare in inglese;
- scrivere in pubblico;
- farsi vedere mentre si arrossisce.
A questo punto, dovrebbe essere abbastanza chiaro di cosa stiamo parlando.
Attenzione: tutti noi sperimentiamo la paura del giudizio degli altri. E' parte della nostra natura di animali sociali. Homo sapiens ha un gran bisogno di collaborare con i suoi simili per sopravvivere, e questo ha reso la nostra specie sensibilissima all'eventualità che qualcuno ci giudichi male. Che potrebbe essere la remota anticamera dell'espulsione dal nostro aggregato sociale. Che, nella giungla e nella savana per migliaia di anni ha significato morte. E non una bella morte: inedia, predatori ...
Al netto delle tendenze filogenetiche, però ci sono grandi differenze individuali: per alcuni l'ansia sociale diventa un serio ostacolo, presente nella vita quotidiana di tutti i giorni, che ostacola attività, sogni e aspirazioni.
Un grave fraintendimento che può sorgere a questo punto è pensare che in fondo si è fatti così: "Sono timido", oppure "Ho una personalità introversa.
In realtà, per fortuna, l'ansia sociale si costruisce giorno per giorno con concreti comportamenti, che una volta riconosciuti ed eliminati, ci portano a diminuire le nostre paure.
In altre parole, è quello che abbiamo imparato a fare giorno per giorno che ci fa essere in un certo modo piuttosto che in un altro: la nostra personale storia di apprendimento. E quando parliamo di ansia sociale, diventa fondamentale il meccanismo del rinforzo negativo. E ora una noiosa ma necessaria parte teorica.
Sono a letto, e ho caldo perché arriva primavera. Tolgo la coperta e il fastidioso senso di caldo cessa. In futuro mi comporterò di nuovo così.
Il rinforzo positivo e il rinforzo negativo sono due facce della stessa medaglia: entrambi portano a un aumento della frequenza di un comportamento
.
Fughe ed evitamenti possono
diventare un problema, nel momento in cui portano a zero la mia ansia.
Ho sette anni. Sono al parco, e vedo che dei ragazzi delle medie stanno giocando nel campo di calcetto.
Vorrei avvicinarmi, chiedere se posso giocare anche io. Ed è come se dentro di me ci fosse un braccio di ferro.
"Chiedo, e magari mi dicono di no. Forse mi prendono anche in giro, che ne so. Sono così grandi ..."
Nel momento in cui il braccio di ferro si risolve a favore di una fuga, e decido di allontanarmi dal campo, io sto bene. La paura va giù. Sto imparando a fuggire da situazioni del genere. In futuro magari le eviterò del tutto. E' con episodi del genere che le persone imparano a comportarsi in un modo che poi magari dilagherà a contesti simili. E un giorno farà sì che qualcuno o loro stesse useranno la parola "timido", che non è altro che una misera etichetta che non spiega nulla.
A livello preventivo, diventa allora fondamentale non ascoltare la paura e spingere chi ci sta accanto a non farsi guidare dal timore di un eventuale giudizio negativo.
Nel momento in cui invece ci rendiamo conto che i comportamenti di evitamento e di fuga sono ben radicati, diventa importante riconoscerli ed eliminarli gradualmente dalla nostra vita.
Anche se in assoluto il trattamento migliore per portare moooolto in basso il livello di ansia sociale è darle contro, con errori e figure di merda (non gravi) deliberatamente posti in essere. Lo facciamo apposta.
Il nostro cervello ci dice: "Il discorso che farei deve essere perfetto, non devi sbagliare nulla, altrimenti penseranno che sei un povero sfigato". E noi, niente, facciamo piccoli errori apposta. Vediamo che non si muore, e la volta successiva saremo più sicuri di noi, meno paurosi.
Con i nostri nuovi comportamenti stiamo demolendo la paura. Altro che tratto immodificabile!
Il nostro cervello ci dice"E' il tuo primo appuntamento. Devi essere perfetta. Altrimenti lui penserà che non vale la pena di trascorrere il tempo con te. Sarebbe una catastrofe!" E noi, niente, ci procuriamo una piccola macchia sul vestito, oppure arriviamo cinque minuti in ritardo. E, anche qui, vediamo che non si muore, Che non ci sono catastrofi. Che a volte gli altri di certi sbagli, difetti, sfagli, nemmeno se ne accorgono.
Per concludere, non fate come la maggioranza degli esseri umani, che si ubriaca, si droga, prende psicofarmaci o si rintana in una bat-caverna per non farsi vedere. Affrontate ciò che temete. Siate imperfetti apposta. Se qualcuno se la prende e vi allontana, beh, non sa cosa si perde.
Un grave fraintendimento che può sorgere a questo punto è pensare che in fondo si è fatti così: "Sono timido", oppure "Ho una personalità introversa.
In realtà, per fortuna, l'ansia sociale si costruisce giorno per giorno con concreti comportamenti, che una volta riconosciuti ed eliminati, ci portano a diminuire le nostre paure.
In altre parole, è quello che abbiamo imparato a fare giorno per giorno che ci fa essere in un certo modo piuttosto che in un altro: la nostra personale storia di apprendimento. E quando parliamo di ansia sociale, diventa fondamentale il meccanismo del rinforzo negativo. E ora una noiosa ma necessaria parte teorica.
Il rinforzo negativo è fratello del rinforzo positivo, il meccanismo attraverso il quale impariamo ad aumentare i comportamenti che ci portano a conseguenze positive.
Parliamo invece di rinforzo negativo quando un comportamento produce la cessazione o la
riduzione di uno stimolo e, come risultato, abbiamo un aumento di comportamenti simili in futuro. Come
sempre, le definizioni da manuale diventano chiare solo dopo qualche esempio.
Due alpinisti sono sorpresi in parete dalla pioggia. Usano il telo porta-corda per ripararsi dalla pioggia, e la sensazione di freddo e bagnato si attenua. In futuro, diventa più probabile che si comportino di nuovo così.
Una zanzara mi ronza attorno insistentemente. Io la uccido, e il fastidioso ronzio cessa. In futuro continuerò a uccidere zanzare.
Due alpinisti sono sorpresi in parete dalla pioggia. Usano il telo porta-corda per ripararsi dalla pioggia, e la sensazione di freddo e bagnato si attenua. In futuro, diventa più probabile che si comportino di nuovo così.
Una zanzara mi ronza attorno insistentemente. Io la uccido, e il fastidioso ronzio cessa. In futuro continuerò a uccidere zanzare.
Sono a letto, e ho caldo perché arriva primavera. Tolgo la coperta e il fastidioso senso di caldo cessa. In futuro mi comporterò di nuovo così.
Il rinforzo positivo e il rinforzo negativo sono due facce della stessa medaglia: entrambi portano a un aumento della frequenza di un comportamento
.
In altri termini: con il
rinforzo positivo impariamo ad aumentare i comportamenti che fanno succedere
cose belle; con il rinforzo negativo impariamo ad aumentare i comportamenti che
eliminano o riducono le cose sgradevoli.
I comportamenti descritti sono fughe, che
inevitabilmente si trasformeranno anche in comportamenti
di evitamento. Concentriamoci sull’esempio dei due alpinisti:
piove → fuggo
dalla sgradevole sensazione di bagnato coprendomi con il telo
In futuro, diventa più
probabile che:
vedo
nuvole viola in avvicinamento → evito di bagnarmi
scendendo dalla parete
I comportamenti di fuga
servono a interrompere le cose sgradevoli o dolorose; i comportamenti di
evitamento le prevengono.
Fughe ed evitamenti sono
comunissimi nella vita di ogni giorno. È dicembre: usciamo di casa poco
coperti, e una spiacevole sensazione di freddo ci avverte che l’inverno è
arrivato sul serio. Torniamo in casa e ci mettiamo una giacca (fuga dal
freddo). Il giorno dopo, usciamo di casa con la giacca già addosso (evitamento
del freddo).
Ho sette anni. Sono al parco, e vedo che dei ragazzi delle medie stanno giocando nel campo di calcetto.
Vorrei avvicinarmi, chiedere se posso giocare anche io. Ed è come se dentro di me ci fosse un braccio di ferro.
"Chiedo, e magari mi dicono di no. Forse mi prendono anche in giro, che ne so. Sono così grandi ..."
Nel momento in cui il braccio di ferro si risolve a favore di una fuga, e decido di allontanarmi dal campo, io sto bene. La paura va giù. Sto imparando a fuggire da situazioni del genere. In futuro magari le eviterò del tutto. E' con episodi del genere che le persone imparano a comportarsi in un modo che poi magari dilagherà a contesti simili. E un giorno farà sì che qualcuno o loro stesse useranno la parola "timido", che non è altro che una misera etichetta che non spiega nulla.
A livello preventivo, diventa allora fondamentale non ascoltare la paura e spingere chi ci sta accanto a non farsi guidare dal timore di un eventuale giudizio negativo.
Nel momento in cui invece ci rendiamo conto che i comportamenti di evitamento e di fuga sono ben radicati, diventa importante riconoscerli ed eliminarli gradualmente dalla nostra vita.
Anche se in assoluto il trattamento migliore per portare moooolto in basso il livello di ansia sociale è darle contro, con errori e figure di merda (non gravi) deliberatamente posti in essere. Lo facciamo apposta.
Il nostro cervello ci dice: "Il discorso che farei deve essere perfetto, non devi sbagliare nulla, altrimenti penseranno che sei un povero sfigato". E noi, niente, facciamo piccoli errori apposta. Vediamo che non si muore, e la volta successiva saremo più sicuri di noi, meno paurosi.
Con i nostri nuovi comportamenti stiamo demolendo la paura. Altro che tratto immodificabile!
Il nostro cervello ci dice"E' il tuo primo appuntamento. Devi essere perfetta. Altrimenti lui penserà che non vale la pena di trascorrere il tempo con te. Sarebbe una catastrofe!" E noi, niente, ci procuriamo una piccola macchia sul vestito, oppure arriviamo cinque minuti in ritardo. E, anche qui, vediamo che non si muore, Che non ci sono catastrofi. Che a volte gli altri di certi sbagli, difetti, sfagli, nemmeno se ne accorgono.
Per concludere, non fate come la maggioranza degli esseri umani, che si ubriaca, si droga, prende psicofarmaci o si rintana in una bat-caverna per non farsi vedere. Affrontate ciò che temete. Siate imperfetti apposta. Se qualcuno se la prende e vi allontana, beh, non sa cosa si perde.


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