Andarsela a cercare: come farsi male (psicologicamente)




  • Pensare che ci sarà un qualche lieto fine. L'idea che aumentando l'impegno sia possibile costruire una vita felice, completa, appagante. Il mondo però resta indifferente ai nostri desideri e progetti, e a volte con una scrollata di spalle demolisce tutto. E poi si muore. Conviene molto di più essere realisti.

  • Cercare di essere normali. La normalità rassicura. Ma è anche un processo di imbalsamazione. Purtroppo, fin da piccoli, impariamo che adeguarsi ai contesti è una cosa bella. Gli altri sono più tranquilli, perché in questo modo siamo più prevedibili e controllabili. Può essere più interessante cominciare a chiederci se qualcosa ci diverte davvero. Anche se tutti fanno così, può darsi che il reale piacere per noi non ci sia affatto. 

Un luogo comune?


  • Usare parole difficili. Giocare con espressioni come "autoconsapevolezza", "coscienza", "progetto di vita", "realizzazione di sé" ... ci fa sentire evoluti, intelligenti, brillanti. E invece siamo solo pesanti. Gravati da un linguaggio che può abbagliare e affascinare, ma che in realtà è solo una scatola vuota. Le lingue umane contengono fatalmente un sacco di parole che in realtà non significano nulla, e che probabilmente sono nate per manipolare: uno strumento dei potenti. Per chi volesse approfondire, una chicca: LTI - La lingua del Terzo Reich, di Victor Klemperer. Usiamo le parole, non facciamoci usare. 

  • Arrabbiarsi. Che così siamo più forti, ci facciamo rispettare, siamo temuti. Quante stronzate. L'aggressività serve quando ci dobbiamo salvare la pelle (ne ho già scritto qui). Poi basta. Il sarcasmo, le critiche, i litigi. Non migliorano di un grammo l'esistenza di nessuno. Ci rendono repulsivi. Gli altri, e hanno ragione, ci staranno alla larga il più possibile.



  •  Prima il dovere e poi il piacere. Che così sono sicuro, tranquillo. Felice?

            In realtà il dovere serve al piacere. Non viceversa. Le bollette vanno pagate. 
            Ma per avere una faccia come questa qui sotto. Se non vivo così, tanto vale sparasi in testa:


Una persona sorridente, da qualche parte nel mondo


  • Sorridente, non felice. Felice rientra allegramente nella categoria delle parole che in realtà non significano nulla. Le persone non sono "felici": sorridono. I sorrisi esistono. E lasciano ben poco spazio alle speculazioni e alle discussioni. Ecco: non mettere al primo posto nella scala delle priorità il sorriso è forse la stronzata massima. L'errore fondamentale. Il modo migliore per devastarsi l'esistenza. 

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