Rassicurazione: nuoce gravemente alla salute!

Perché rassicurare fa male? Cioè: se proprio devi, fallo con chi odi ...

Le rassicurazioni sono uno dei comportamenti verbali più frequenti tra esseri umani:
  • "Dai che l'esame andrà bene!";
  • "Vedrai che non è niente!";
  • "Andrà tutto per il meglio!".
E orrori simili. Quando qualcuno ci comunica le sue paure, lo sta facendo perché in passato ha ricevuto risposte rassicuranti. Che, nell'immediato, hanno fatto andare via quel fastidioso senso di incertezza. 
E fin qui tutto bene.
Poi solo guai!
Infatti, le rassicurazioni sono tecnicamente delle bugie. 
Se è vero che dopo aver tanto studiato io dovrei passare quel benedetto esame, è anche vero però che la sicurezza non sarà mai del 100%. Mai. 
Molto banalmente, potrei morire sotto un autobus mentre vado all'università. Nulla è certo. 
E se qualcuno, pur con tutte le buone intenzioni del mondo, mi dice che invece è tutto sotto controllo, rinforza in me l'idea che sia possibile stare tranquilli e sicuri. E paradossalmente l'effetto finale è quello di una maggior ansia. Infatti, nella mia testa l'idea di controllo si sovrappone sempre di più a quella di felicità. Si crea l'equazione sciagurata felicità = controllo. 
Peccato che uno dei due termini sia irraggiungibile. 
Il trucco è smarcare l'idea della gioia dal bisogno di controllo assoluto. Arrivare a capire che si può essere felici anche senza avere tutti i fili della nostra vita in mano. 
Un conto è studiare, fare un viaggio, diventare genitore o fare una pizza in casa. Tutte cose bellissime. Un conto è volere a tutti i costi la sicurezza che tutto finirà bene. Si diventi solo nevrotici pazzi. Se siamo in aeroporto con una persona, e questa ci chiede rassicurazioni sul ritardo dell'aereo ("Ma partiamo lo stesso, vero? E' solo un ritardo, vero? ..."), l'unica risposta sana è "Probabilmente sì, e se no ... qualcosa faremo." E morta lì. 
Personalmente, alzerei il volume delle cuffie ... della serie "Mollami". Con affetto, ma senza pietà. 
Una volta, a un mio caro amico che scendeva in corda doppia dalla cima di una montagna prima di me, dissi: "Sembra che vada tutto bene", parlando dei chiodi a cui era appesa la sua vita. Un poco si arrabbiò, un poco sorrise, quando eravamo tutti a terra sani e salvi. Siccome è uno sveglio, aveva capito al volo che la mia era ironia, ma anche terapia. Per lui e per me.
La realtà fa bene. 
Basta balle.

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